ingiustificato arricchimento senza giusta causa

Quando è esperibile l’azione di ingiustificato arricchimento

Sentenza Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 11513 del 28 aprile 2026

«La nullità del contratto concluso dalla pubblica amministrazione senza l’osservanza del requisito della forma scritta ad substantiam non preclude l’esercizio della domanda di arricchimento ingiustificato, cui osta solo la nullità per illiceità di un elemento essenziale di cui all’art. 1418, comma secondo, c.c., per contrasto con l’ordine pubblico o in caso di frode alla legge.
L’azione può essere esercitata – alle medesime condizioni – anche dalla P.A. che abbia subito un depauperamento patrimoniale dall’esecuzione del contratto nullo.
In caso di nullità del contratto, la domanda ex art. 2041 c.c. ha carattere sussidiario rispetto all’azione di ripetizione dell’indebito disciplinata dall’art. 2033 c.c. ed è proponibile se quest’ultima è preclusa in virtù dei limiti che ne condizionano l’esperimento, ossia in caso di carenza ab origine dei presupposti fondanti la relativa domanda»

Sentenza Cass. S.U. n. 11513/2026

Commento legale dei nostri esperti

La pronuncia in commento prende le mosse dalla recente pronuncia a Sezioni Unite n. 33954/2023 in tema di sussidiarietà dell’azione di arricchimento senza giusta causa.

Ai sensi dell’art. 2041 c.c. l’azione di ingiustificato arricchimento ha carattere sussidiario: non è proponibile «quando il danneggiato può esercitare un’altra azione per farsi indennizzare del pregiudizio subito».

Si può discutere se debba valutarsi in astratto o in concreto:
• se la sussidiarietà viene valutata in astratto, l’azione di ingiustificato arricchimento è da ritenersi preclusa ogniqualvolta è anche solo astrattamente ipotizzabile una diversa azione, quale che sia l’esito di detta azione;
• se la sussidiarietà viene valutata in concreto l’azione di ingiustificato arricchimento sarebbe da ritenersi esperibile anche nei casi in cui l’azione principale non è proponibile per causa imputabile all’attore (ad esempio perché il relativo diritto è prescritto); tale impostazione non è stata accolta in giurisprudenza (cfr. Cass. 30614/20218 secondo cui l’azione ex art. 2041 c.c. non è proponibile quando la diversa azione tipica è prescritta e la stessa Cass. SU n. 33954/2023 secondo cui «va, pertanto, tenuto fermo il principio per cui resta precluso l’esercizio dell’azione di arricchimento o ve l’azione suscettibile di proposizione in via principale sia andata persa per un comportamento imputabile all’impoverito (tra cui le ipotesi di prescrizione e decadenza N.D.R.)»
Le SU n. 33954/2023, aderendo all’impostazione della sussidiarietà in astratto “temperata”, aveva affermato che bisogna distinguere tra le ragioni per cui nei singoli casi il rimedio tipico non è esperibile distinguendo tra:
• ipotesi in cui il rigetto deriva dal riconoscimento della carenza ab origine dei presupposti fondanti la domanda principale (nullità del contratto, mancanza di elementi costitutivi della fattispecie o presenza di fatti impeditivi) in cui il la domanda ex art. 2041 c.c. deve ritenersi ammissibile;
• ipotesi n cui il rigetto derivi dall’inerzia dell’impoverito ovvero dal mancato assolvimento di qualche onere cui la legge subordinava la difesa di un suo interesse, dalla prescrizione o dalla decadenza o dalla mancata prova del danno, in cui è precluso il ricorso all’art. 2041 c.c. per difetto del requisito di sussidiarietà.
La pronuncia in commento (S.U. n. 11513/2026) intende chiarire se l’azione ex art. 2041 c.c. è esperibile in tutte le ipotesi di nullità del contratto su cui si fonda l’azione principale.
La nullità del contratto osta alla proposizione dell’azione di arricchimento senza causa solo ove si tratta di nullità per illiceità di un elemento essenziale ex art. 1418 comma 2 c.c., per contrasto con l’ordine pubblico o in caso di frode alla legge.
Qualora la nullità del contratto derivi dalla non osservanza della forma scritta richiesta ad substantiam l’azione ex art. 2041 c.c. sarà proponibile.


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